domenica 16 febbraio 2014

NON SOLO CARTONI: Peter Cameron- Un giorno questo dolore ti sarà utile

Ciao ragazzi! Da quanto non si vede la recensione di un libro? Da un bel po' direi! Quindi, eccone una!
Peter Cameron- Un giorno questo dolore ti sarà utile 
 Questo libro ce l'avevo in giro per casa da quando i miei genitori erano andati al cinema a vedere il suo adattamento cinematografico. Io il film tratto da questo libro non l'ho mai visto, sapevo solo che la storia trattava di un ragazzo "emarginato", e nient'altro. Il motore che mi ha spinto a leggere il libro è stato proprio la personalità anticonformista di James, ovvero il protagonista.

 
James è un ragazzo di 18 anni, molto riservato, pensieroso e profondo. Egli ha appena finito il liceo, e non vuole proprio andare all'università. Vive a New York City con una madre separata e appena uscita affranta da un terzo matrimonio, una sorella isterica e un cane chiamato Mirò. La storia si svolge nell'estate del 2003, quando James lavora per guadagnare qualcosa nella galleria d'arte della madre, insieme a un uomo gay afro-americano chiamato John. John è una delle due persone che James stima di più nella sua vita (l'altra persona è la nonna Nanette). 
James inoltre è reduce da una figuraccia fatta ad aprile nel corso di una tremenda gita scolastica della classe d'America a Washington e perciò è costretto ad andare a trovare una psicologa (la signora Adler), che gli fa cavare le parole di bocca.
La storia del romanzo si potrebbe descrivere così: "Avere un carattere diverso in una società (quella americana, o meglio occidentale) che ti discrimina". 
Nonostante l'apparente semplicità della trama di fondo, in realtà i temi trattati sono molto complessi e per niente superficiali. L'autore però riesce a descrivere tutto in modo chiaro e limpido, con una scrittura pulita e diretta, nonchè usando la prima persona per tutto il romanzo. I pensieri di James sono più chiari che mai: trova la gente della sua età piuttosto noiosa e superficiale e quindi vuole starne alla larga, fa fatica a parlare e ogni tanto ha dei comportamenti asociali o sciocchi, come scappare dal gruppo con cui è in gita per andare a pernottare in un altro hotel oppure creare un profilo in un sito di incontri gay perchè ha bassa stima di sè e vuole creare un'identità che possa piacere al suo amico John. 
James a mio avviso, nonostante questi due comportamenti a mio avviso strani, è un personaggio molto intelligente e introspettivo: mi sono identificata con lui quando lui ha detto che in mezzo alla gente fa fatica a capire come la gente possa relazionarsi così bene e lui invece fa fatica. Questa sensazione di inadeguatezza ha preso spesso piede nella mia vita, portandomi ad avere attacchi di panico o non essere una persona aperta dal punto di vista del contatto fisico. Nonostante tutto, io amo parlare dal vivo con le persone e detesto stare da sola...quindi credo di essere per certi versi estroversa e per altri introversa. 
La scrittura del romanzo è molto cinematografica, tanto che sembra di vedere gli scenari newyorkesi sotto gli occhi (come nella scena del pranzo tra padre e figlio). Inoltre lo scambio di battute ha dei tempi molto armonici, e anche in questo caso sembra di assistere a un "film su carta".
Le parti che mi sono piaciute di più? Per prima cosa, la descrizione dei cestini della galleria d'arte e sul perchè l'artista giapponese che li ha creati non si firma con il suo vero nome. Ho anche adorato la ragazza campagnola sempliciotta, ma dolce, allegra e ottimista che si siede in autobus con James. Le riflessioni fatte nello studio della psicologa sono risultate anch'esse molto curiose, tra cui quella della mania collettiva che tutti hanno di dire: "Cosa stavi facendo e dov'eri l'11 settembre?" (come se alla maggior parte della gente importasse davvero della tragedia, quando in realtà con questa domanda le persone vogliono semplicemente mettersi in mostra e dire con il loro sciocco orgoglio: io c'ero). Anche la scena dell'ultimo incontro di James con la nonna è molto d'effetto: da una parte l'atmosfera estiva mi ha creato un senso di rilassatezza, dall'altra è una delle scene più ansiogene perchè si avverte un senso di precarietà della vita della nonna: vediamo la nonna Nanette dormire distesa di pomeriggio, poi preparare la cena e infine, prima di coricarsi, guardare poeticamente la gente dal balcone. Questa scena mi ha fatto ansia (credevo che la nonna crepasse da un momento all'altro) però proprio per questo motivo mi rimarrà impressa a lungo.
Non avendo ancora visto il film, mi chiedo come è stata resa la scena di James che saluta un ragazzo messicano e subito pensa: "Chissà qual è il passato sommerso di questo ragazzo che si trova in America a lavorare?" E chissà com'è stata resa la scena del romanzo nello studio della psicologa? Infatti la psicologa sposta questo libro un po' di volte nel romanzo.
Non rivelerò il finale, diciamo che la domanda finale che si pone il protagonista, è stata più ottimista di quanto mi sarei aspettata.

In conclusione, il romanzo è gestito molto bene, ha uno stile scorrevole e cinematografico, anche se verso la fine l'azione per certi versi è accellerata e alcuni passaggi (come la litigata tra John e James), vengono risolti in due righe. Nel complesso però, mi sono trovata di fronte ad una storia di 206 pagine con tematiche pesanti, però trattata in maniera leggera e godibile. Il romanzo si legge in un soffio, io ci ho messo 3 giorni (circa 70 pagine al giorno), dato che ho leggeri problemi visivi e dopo un po' devo staccare perchè mi bruciano gli occhi, e lo consiglio a tutti. Per i romanzi non dò voti in decimi, ma il risultato complessivo è quasi eccellente, a mio avviso.

P.S.: chiedo scusa se queste recensioni di libri non sono proprio il meglio in quanto a stile di scrittura. Io amo leggere la narrativa, però di solito leggo 5/6 libri all'anno, dato che ho problemi di attenzione, di vista e devo concentrarmi sullo studio. Lo so che forse il numero di libri che leggo è da "sfigati", però sappiate che quando leggo un libro lo finisco ormai quasi sempre (anche se nel 2012 ho letto una decina di libri, avevo un sacco di tempo libero!) Io ho troppi interessi, e oltre ai libri, trascorro molto tempo a disegnare, scrivere storie o recensioni, o guardare cartoni animati o film. E ovviamente leggere fumetti, infatti sono stati i fumetti a far nascere la mia passione per la lettura. Dato che nel 2013 non ho letto molta narrativa (anche perchè dovevo abituarmi con gli esami), quest'anno cercherò di fare come nel 2012....leggere più libri che posso! Non li recensirò tutti qui, però, dato che l'argomento principale del blog è un'altro.
Sappiate però che le storie cartacee mi piacciono un sacco e che dietro le quinte non guardo solo Gumball, e ho tante cose di cui vorrei parlare, però o mi manca il tempo...o sono semplicemente troppo pigra!

2 commenti:

  1. Non importa quanto, l'importante è leggere! E fare del proprio meglio per farlo con la mente aperta.
    Questo libro però mi ha sempre incuriosito, anche se non ho mai avuto occasione di leggerlo

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    1. è un libro leggero e profondo al contempo, e anche scorrevole. Si finisce in poco tempo.
      Hai ragione riguardo all'importante è leggere (in questo caso l'importante è leggere cose di qualità!), però ogni tanto mi faccio giretti su blog di alcuni lettori e lettrici e ogni tanto, nonostante adori quei blog, mi vengono i sensi di colpa perchè non riesco a trovare tutto quel tempo per leggere tanti libri!
      Comunque, se non ho una matita in mano oppure dei testi scritti (libri, giornali, articoli su siti internet), sento l'impellente bisogno di procurarmeli!

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