giovedì 12 settembre 2013

STA MINCHIA! (Nonsolocartoni presenta...)

Quando avevo 12 anni, stavo per andare in terza media ed ero andata a trovare a casa una mia ex prof che era stata ammalata.
La mia classe, come quasi tutte le classi delle medie, era piuttosto un disastro: soprattutto riguardante il versante femminile nel mio caso. Ragazzine di bassa cultura (anche se due poi sono maturate e ho fatto la pace con loro) e che parlavano solo di capelli, vestiti e dicevano:"EHI, MA VOI LO VEDETE VERISSIMO?" (già, vantarsi).
Io ero quella "diversa" (che poi cosa c'è di male nella diversità? Tutti siamo diversi l'uno dall'altro, e credo sia giusto così, sennò che noia!), che non amava vedere Verissimo, nè che amava parlare 24 ore su 24 di moda e ragazzi e per questo ero ostracizzata (ma poi alle superiori conobbi L. e scoprii di non essere stata l'unica sfortunata). Okay, qualche ragazzino mi era piaciuto (sia della mia classe che -momento imbarazzante in seguito-dei telefilm), e questo credo sia normale. E ovviamente mi piacevano fumetti, cartoni e videogiochi.
Dunque, dicevo,ero andata a trovare questa prof e lei ad un certo punto mi dice:
"Eh, ma tu devi fare come quelle della tua età, non essere infantile e pensare a robe come i Pokèmon!"


Premetto che essere infantili vuol dire altre cose: mancanza di senso critico, credere a quelle creature magiche inventate dagli adulti (tipo la fatina dei denti), non ragionare con la propria testa, portarsi un peluche in giro per strada (esiste gente adulta che lo fa, credetemi). Insomma, si può essere infantili anche a 30 anni, volendo.
Le mie compagne di classe erano molto infantili nel senso che non sapevano avere un senso critico e per essere forti dovevano omologarsi per smascherare la loro debolezza. Ergo, mancavano pienamente di senso critico.
Per quanto riguarda i Pokèmon, non sono così infantili. L'anime è infantile perchè è adatto all'infanzia (tranne i film che secondo me sono adatti anche al pubblico più grande), mentre i videogiochi sono tutt'altro che infantili, sono complicati e strategici (vedere battling competitivo), tanto che, passato il periodo buio delle medie/inizio superiori, la gente ammette apertamente di amare questi giochi proprio per la loro complessità. Quindi l'anime è sì infantile, ma ha 12 anni si può ancora vedere tranquillamente, i videogiochi invece sono tutt'altro che infantili.
Le scuole medie purtroppo sono una latrina per quanto riguarda i ragazzini che le frequentano, attratti da un conformismo che poi si rivolta come un'arma da taglio su di loro: mettere le foto delle proprie tette online attirerà dei pedofili, ubriacarsi vuol dire essere asociali dentro oppure andare in coma etilico se si è spacconi.
Mi chiedo perchè notizie come quelle dei durex party in discoteca tra quindicenni passano in sordina, mentre appena un(a) dodicenne usa un videogioco dei pokemon viene sgridato dagli insegnanti.
Con questo non voglio certamente difendere l'opposto delle ragazzine conformiste cafonal. Credo infatti che sia le ragazzine troppo conformiste che deboli (e hanno relazioni sociali scadenti, nel senso con persone povere di spirito) che i ragazzini/le ragazzine che perdono tutta la loro giornata appresso ai videogiochi (senza un minimo di vita sociale nè di comunicazione con i propri cari) abbiano ugualmente lo stesso bisogno d'aiuto perchè rappresentano due lati marci della nostra società.

Una ragazzina può truccarsi, basta che non sia fissata con la moda e con l'ottenere un fidanzato. Bruciare le tappe non ha senso, le cose vengono quando vengono. Ma al contempo può anche usare dei videogiochi. Questo sì. Ma atteggiarsi da fiKetta non viene naturale a tutti, e di certo la grandezza è nell'animo prima che nell'apparire.
Sarebbe bello se una ragazzina alla moda e una ragazzina maschiaccio andassero d'accordo e si completassero a vicenda. Ma pare che questo mondo, soprattutto alle scuole medie, non voglia che ciò succeda.
I (pessimi) consigli di quella prof non li seguii e li trovai solo degli atti di snobismo. Accantonai tutto nella mia mente, per qualche anno, cercando invano di rimuovere.
Ho fatto bene a non rimuovere.
Comunque sia, quel giorno, dopo quel discorso ("oh sì i pokemon sono da cretini, trovati il fidanzato a 12 anni e vai a fare la fighetta!!!!!111111111111ONEONEONE"), la prof mi portò a vedere la sala dei cimeli di suo marito: si vantò moltissimo specialmente di una statuina in bronzo (o grigia, non mi ricordo). Era una statua di un certo uomo in posizione eretta, con un certo braccio in una certa posizione.
"Sai chi è questo?" mi chiese.
Io non sapevo e dissi:"Confucio?"
E lei: "Ma no, è MUSSOLINI! Mio marito è un suo grande fan!"
 Quando questo discorso, dopo sette anni mi tornò in mente, pensai all'arretratezza mentale che vigeva in quella famiglia e che più o meno consciamente era stata trasmessa.
Ora si spiegano certi discorsi. Del resto, se in Italia il modello della show girl va per la maggiore, il colpevole è stato sicuramente molto furbo.
Una donna può fare quello che vuole della sua vita, può decidere di sposarsi come no, fidanzarsi come no. Tuttavia, secondo me, ci sono sia delle occasioni in cui bisogna conformarsi (ad esempio, chi andrebbe vestito da coniglio gigante a una riunione aziendale?) e altre in cui essere se stessi, per evitare di essere annullati dalla massa (ti piace la moda? Va bene, a me no, ma possiamo comunque essere amiche. Okay. Ti piacciono i videogiochi? A me no, però sono felice di avere un'amica con gusti diversi dai miei, ti supporto lo stesso).
Non è un discorso utopistico, basta avere un bel po' di apertura mentale e si capisce tutto.
Lunga vita alle fan dei videogiochi o anche alle fan della moda.
Ma se la vostra vita ruota solo intorno ai videogiochi o solo intorno alla vostra ninfomania, allora avete seriamente bisogno di aiuto.
Grazie,
Regina dei Furetti.